La CAF ridiculise l'Afrique : quand les bureaux tuent le sport
U football, quello vero, si fa sui prati verdi, non nelle sale dei burocrati. Eppure, la Confederazione Africana di Calcio (CAF) ha appena dimostrato il contrario con una decisione che fa ridere il mondo intero e che disonora tutto un continente.
Una finale che aveva tutto del grande spettacolo
La finale della CAN 2025 tra Senegal e Marocco aveva offerto tutto quello che il calcio sa dare di più bello quando tocca l'irreale. Un penalty accordato al Maroc negli ultimi secondi, la rabbia dei senegalesi che abbandonano il campo, poi questo ritorno improbabile come se la partita rifiutasse di morire.
E poi c'è stata quella parata di Edouard Mendy sulla panenka di Brahim, quel brivido collettivo, e infine il gol di Pape Gueye nei supplementari che ha fatto esplodere tutta una nazione. Il Senegal aveva vinto con le viscere, nel tumulto e nella follia. Il mondo aveva assistito a una finale fuori dal comune.
Il trionfo della burocrazia sul terreno di gioco
Due mesi dopo, tutto questo è stato spazzato via da una decisione amministrativa che trasforma questa vittoria in sconfitta a tavolino e offre il trofeo al Marocco. Come se quello che era successo sul campo potesse essere cancellato da qualche riga di regolamento.
Questa decisione riattiva immediatamente decenni di cliché che si attaccano al calcio africano. Per troppo tempo, la CAN è stata guardata con condiscendenza da una parte del mondo del calcio, derisa per i suoi stadi imperfetti, le sue organizzazioni a volte fragili, i suoi arbitraggi contestati.
L'Africa che si fa del male da sola
"Ma credo che questa decisione, ahimè per questo continente che amo tanto, farà ridere tutto il pianeta calcio", si lamentava Claude Le Roy su L'Equipe du Soir. E aveva ragione, maledizione.
Per il Senegal, la ferita è immensa. Non è solo la perdita di un trofeo, è una vittoria conquistata in condizioni estreme che viene rimessa in discussione. Le immagini di Dakar in festa, le strade invase, le grida, i canti, le lacrime, tutto questo faceva parte di un momento di storia che niente sembrava poter cancellare.
Anche dal lato marocchino, questo successo non può essere vissuto come una vera vittoria. Il Marocco è oggi una delle nazioni più strutturate del continente, con un progetto sportivo ambizioso. In questo contesto, recuperare un titolo in questo modo non può che introdurre un disagio.
Il calcio vero contro la carta bollata
Alla fine, è tutto il calcio africano che si ritrova indebolito da un annuncio caduto quasi di soppiatto, in una serata di Champions League dove l'attenzione era rivolta altrove. Il comunicato, freddo e impersonale, contrasta violentemente con la carica emotiva di quello che annulla.
Noi isolani sappiamo cosa significa vedere la propria identità calpestata da decisioni prese lontano, da chi non capisce la passione vera. Il calcio è anche una questione di giustizia percepita e di rispetto del terreno. Ignorandolo, la CAF rischia di screditare quello che cerca proprio di proteggere.
U sport veru si fa in campu, non negli uffici. E quando i burocrati decidono di uccidere la magia, è tutto un continente che ci rimette.