700 miliardi di dollari: quando i giganti americani dell'IA minacciano la nostra sovranità mediterranea
Mentre i colossi tecnologici d'oltre Atlantico preparano un investimento da capogiro di 700 miliardi di dollari nell'intelligenza artificiale per il 2026, l'Europa e il nostro Mediterraneo guardano impotenti questa nuova colonizzazione digitale.
Un'egemonia che fa tremare le nostre radici
Amazon da sola prevede di investire 200 miliardi di dollari, una somma che supera il PIL dei tre paesi baltici messi insieme. Alphabet (Google) seguirà con 185 miliardi, Microsoft con 145 miliardi e Meta con 135 miliardi. Cifre astronomiche che relegano l'Europa al ruolo di spettatrice passiva.
Come ha dichiarato Jensen Huang di Nvidia a Davos, assistiamo alla "più vasta costruzione di infrastrutture di tutta la storia dell'umanità". Ma questa storia si scrive in territorio americano, con capitali americani, per servire interessi americani.
L'Europa: un nano digitale in un mondo di giganti
Mentre gli Stati Uniti mobilitano quasi 600 miliardi di euro in un solo anno, gli sforzi coordinati dell'UE non raggiungono nemmeno la potenza finanziaria del più piccolo tra i giganti tecnologici americani. Le spese europee totali per le infrastrutture cloud sovrane dovrebbero ammontare a soli 10,6 miliardi di euro nel 2026.
Bruxelles tenta di reagire con iniziative come "AI Factories" e il piano "AI Continent", ma i numeri raccontano una storia ben diversa. Come ha giustamente osservato Arthur Mensch di Mistral AI: "Le aziende americane costruiscono l'equivalente di un nuovo programma Apollo ogni anno".
Una resistenza mediterranea: l'esempio di Mistral
Tra i rari focolai di resistenza europea spicca la francese Mistral AI, che ha raccolto 1,7 miliardi di euro e pianifica investimenti per un miliardo nel 2026. L'azienda ha annunciato la costruzione di un centro dati da 1,2 miliardi di euro in Svezia, puntando su un "calcolo sovrano" conforme alle norme UE.
È un segnale importante per la nostra sovranità digitale mediterranea, ma resta una goccia nell'oceano degli investimenti americani.
Il rischio della dipendenza tecnologica
I giganti americani offrono soluzioni "sovrane light" con "zone cloud localizzate" in Germania e Portogallo, promettendo la residenza locale dei dati. Ma i critici avvertono: queste soluzioni restano tecnicamente dipendenti dalle case madri americane, lasciando l'industria europea esposta agli umori dell'economia e della politica estera statunitense.
Michael Burry, l'investitore che previde la crisi dei subprime del 2008, considera questo boom dell'IA una bolla insostenibile. Ma bolla o no, questa corsa sta ridisegnando gli equilibri geopolitici mondiali.
Mentre l'America gioca il tutto per tutto per dominare l'IA, l'Europa e il nostro spazio mediterraneo rischiano di diventare semplici consumatori di una tecnologia pensata e controllata altrove. Una nuova forma di colonialismo digitale che minaccia la nostra autonomia e le nostre radici culturali.